Del DIRE, del NON DIRE

Cosa dire a chi ti sta di fronte? Ma soprattutto “quanto dire”, “fin dove spingersi” e “in che modo”? Non importa quale sia l’argomento, il difficile è sempre “rapportarci” con chi ci ascolta e con chi ascoltiamo. Perché la mente cosciente di ognuno è “Un intero regno su cui ciascuno di noi regna solitario e recluso, contestando ciò che vuole, comandando ciò che può”.

Bello sarebbe se conoscessimo tutte le lingue e tutti fossimo vicendevolmente comprensibili senza fraintendimenti, senza bugie e senza inganni. Ma ognuno di noi ha in sé una cultura, un’educazione e una predisposizione specifica che costruiscono per ciascuno un linguaggio, un “codice” diverso e unico.

Perciò la soluzione cui tutti al più perveniamo, quello che di solito facciamo, meccanicamente, è adattare la nostra esposizione o la nostra attenzione agli scopi che ci prefiggiamo, ai benefici che pensiamo di trarre, a ciò che vogliamo ottenere, con tutta l’arbitrarietà che comportano.

La menzogna, voluta o meno, è sempre in agguato; la possibilità di una comprensione oggettiva e reciproca, per quanto desiderata è invece poco più di un miraggio. Viviamo come mondi separati e mai veramente conciliabili: ogni essere umano è un mondo a sé, una realtà poco o per nulla consapevole, che comunica con gli altri quel tanto che gli serve, per i propri intenti e il proprio esclusivo beneficio.

Eppure comunicare è un atto volontario di risonanza. Pur senza rendercene conto, infatti, quando ascoltiamo diventiamo parte, per un microscopico, infinitesimale istante, di chi ci sta parlando. Non usciamo da noi stessi, ci estendiamo naturalmente per raggiungere l’altro. Tecnicamente “entriamo in risonanza” con il nostro interlocutore, secondo quel principio fisico universale per cui “In tutto c’é tutto, a modo proprio”.

Noi diventiamo lui e lui diventa noi per un solo, velocissimo attimo. Poi, mentre lasciamo in chi ci sta di fronte qualcosa di noi, rientriamo nel nostro essere. E contemporaneamente ci rimane qualcosa dell’essere con cui abbiamo risuonato.

Qui sta la possibilità di una comunicazione oggettiva e senza inganni: Il movimento istantaneo e armonico della risonanza riesce, allora, a sussurrarci verità realmente oggettive, che sono tali perché sono così veloci da raggiungerci prima che la cultura, l’educazione, la predisposizione, la mente possano intercettarle.

Infine, meno filtri, ostacoli, precetti ci affollano la testa e più precisamente riusciamo a cogliere ciò che in noi si è cristallizzato grazie alla comunicazione risonante. Lo chiamiamo “ispirazione”, “istinto”, ma non è che questo, anche se spesso non si manifesta che come una leggera, impercettibile modifica nel tempo del nostro comportamento, del nostro “essere”.

La risonanza non ha occhi né orecchie, non ha pregiuidizi né preferenze. È ciò che è, incondizionatamente. Così quelle verità che agognamo possono a volte soffocarci, sopraffarci, distruggerci perfino. Dobbiamo quindi imparare ad accoglierle e lasciarle entrare, così come a trasmetterle, in accordo con le caratteristiche del nostro e degli altri esseri, affinché diventino parte di noi e degli altri, secondo le possibilità di ciascuno.

Al che ogni scampolo di oggettiva verità, cristallizzandosi nella nostra presenza, scardinerà progressivamente i falsi miti, le chimere dal nostro pensare, del nostro agire, integrando al loro posto le strutture naturali del vero essere.

One thought on “Del DIRE, del NON DIRE

  1. Bell’articolo.
    Cosa dire a chi ci sta di fronte ?
    E’ una domanda che mi sono sempre fatto. Per dir la verità da quando mi interesso di energia.
    Abbiamo tutti, me compreso dei filtri (come giustamenti dici). Diamo agli altri (dal punto di vista energetico) quello che abbiamo ricevuto. Non possiamo dare di piu’, forse possiamo dare meno, ma mai di piu’ di quello che abbiamo.
    Nel caso in ci diamo piu’ di quello che abbiamo, “scegliamo” la strada dell’apparire.
    In PNL si dice che è impossibile non comunicare. Si comunica con i gesti, i toni di voce, le posizioni del corpo, il movimento degli occhi. Si comunica anche con l’intenzione del cuore.
    Apro una parentesi per dire che una persona che non parla col cuore, secondo me non è sincera. E una comunicazione sincera genera emozione. E una comunicazione emotiva non ha filtri, fa vedere chi siamo veramente.
    Essere o apparire questo è il dilemma.
    Lo ammetto, a volte preferisco apparire, ma è raro. Se devo scegliere, preferisco essere. Con tutti i problemi che possono comportare. Quello che è piu’ importante è la sincerità con noi stessi, essere veri con noi stessi prima di “apparire”. Quando comunichiamo nell'”essere” generiamo energia, che diventa una forza. Questa forza la persona che abbiamo di fronte la sente nella vibrazione del suono della voce. E’ una vibrazione “giusta”, che è vera, sincera.
    Quando interagiamo con gli altri generiamo un’interfaccia. Questa interfaccia diventa una dimensione supplementare.
    In piu’ quando comunichiamo entriamo in contatto con i vari corpi (o piani come qualcuno li chiama.) Ci sono degli scambi coscienti e inconsci. L’ideale per tutti è che questi scambi energetici diventino il piu’ consapevole possibile. Questa consapevolezza è operabile solo quando il nostro “veicolo” conscio e inconscio (corpo fisico e gli altri corpi) sono nel miglior stato possibile (cervello destro e sinistro in sintonia?).

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