Del DIRE, del NON DIRE
Cosa dire a chi ti sta di fronte? Ma soprattutto “quanto dire”, “fin dove spingersi” e “in che modo”? Non importa quale sia l’argomento, il difficile è sempre “rapportarci” con chi ci ascolta e con chi ascoltiamo. Perché la mente cosciente di ognuno è “Un intero regno su cui ciascuno di noi regna solitario e recluso, contestando ciò che vuole, comandando ciò che può”.
Bello sarebbe se conoscessimo tutte le lingue e tutti fossimo vicendevolmente comprensibili senza fraintendimenti, senza bugie e senza inganni. Ma ognuno di noi ha in sé una cultura, un’educazione e una predisposizione specifica che costruiscono per ciascuno un linguaggio, un “codice” diverso e unico.
Perciò la soluzione cui tutti al più perveniamo, quello che di solito facciamo, meccanicamente, è adattare la nostra esposizione o la nostra attenzione agli scopi che ci prefiggiamo, ai benefici che pensiamo di trarre, a ciò che vogliamo ottenere, con tutta l’arbitrarietà che comportano.
La menzogna, voluta o meno, è sempre in agguato; la possibilità di una comprensione oggettiva e reciproca, per quanto desiderata è invece poco più di un miraggio. Viviamo come mondi separati e mai veramente conciliabili: ogni essere umano è un mondo a sé, una realtà poco o per nulla consapevole, che comunica con gli altri quel tanto che gli serve, per i propri intenti e il proprio esclusivo beneficio.